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«La spesa in Italia soltanto con il pass»

Nel rispondere alla consultazione sui provvedimenti per i non vaccinati che arrivano o tornano dall’estero il Cantone ha avanzato alcune proposte, tra cui l’obbligo di quarantena solo per chi proviene da Paesi a rischio – Per il Consiglio di Stato, inoltre, chi rientra in Ticino dopo aver fatto acquisti in Italia dovrà presentare il pass COVID – La decisione finale del Consiglio federale è attesa nella giornata di venerdì

Il Consiglio di Stato ieri ha risposto alla consultazione di Berna sui provvedimenti per i non vaccinati che arrivano o fanno rientro dall’estero. Dopo aver sentito i Cantoni, il Consiglio federale deciderà venerdì come procedere. Ecco la posizione del Governo ticinese.

1. Quante sono le proposte avanzate da Berna e cosa prevedono?
Sono due, volute per limitare la circolazione del virus e delle sue varianti. La prima opzione prevede che le persone non vaccinate e non guarite che entrano in Svizzera – indipendentemente dalla loro provenienza – debbano presentare un test negativo all’ingresso. In seguito, dai 4 ai 7 giorni dopo l’arrivo nella Confederazione, dovranno effettuare un altro test (a loro spese). La seconda proposta, oltre a presentare un test negativo all’ingresso nel Paese, prevede un periodo di quarantena di 10 giorni per i viaggiatori. L’isolamento preventivo potrà essere ridotto dopo 7 giorni sottoponendosi a un nuovo tampone. Chi arriva in Svizzera, inoltre, dovrà compilare il modulo di iscrizione elettronico (Passenger Locator Form) e varrà per chi entra nel Paese con qualsiasi mezzo: a piedi, in bicicletta, in aereo, in treno, in nave, in autobus e in auto.

2. Cosa ne pensa il Consiglio di Stato?
Il Governo ticinese, nella sua risposta, sostiene che «una regolamentazione più severa è opportuna, alla luce dei numerosi contagi riconducibili alle vacanze estive all’estero». Tuttavia, l’Esecutivo «non ritiene proporzionato» applicare la quarantena obbligatoria alle persone provenienti da qualsiasi Paese, «indipendentemente dalla situazione epidemiologica in detto Stato». Il Governo chiede quindi di mantenere la «differenziazione delle misure», con l’obbligo di quarantena «in funzione della provenienza da Stati con varianti preoccupanti».

3. Il Ticino preferirebbe la prima o la seconda variante?
La seconda proposta «risulta più efficace dal profilo epidemiologico» perché – con la quarantena – una persona infetta non rischia di circolare liberamente, diffondendo il virus. Tuttavia, «appare sproporzionata» rispetto all’attuale situazione epidemiologica. Il Governo preferirebbe una soluzione «intermedia», ossia l’obbligo di test in entrata e, dopo 4-7 giorni, un altro tampone per chi proviene da un Paese non a rischio. Invece, per chi arriva da uno Stato a rischio il Governo vorrebbe l’obbligo di test in ingresso e la quarantena.

4. Il modello di Berna prevede eccezioni per alcune categorie, il Consiglio di Stato è d’accordo?
Sì, in parte. Il Consiglio federale ha previsto di escludere dall’obbligo di presentare un tampone negativo all’ingresso i lavoratori frontalieri, chi ha meno di 16 anni, i passeggeri in transito e gli autotrasportatori di merci. Categorie su cui anche il Ticino concorda. Tuttavia, «per ragioni di praticabilità dei controlli», il Governo ritiene opportuno «evitare eccezioni per gli spostamenti transfrontalieri nelle regioni di frontiera, così come per gli espatri di breve durata». Tradotto: chi va in Italia a fare la spesa, se non è vaccinato o guarito, al rientro dovrà avere con sé un tampone negativo. Questo perché è difficile verificare se una persona sta rientrando dal Ticino dopo un soggiorno all’estero oppure dopo una semplice spesa oltreconfine.

5. E sui controlli cosa dice il Ticino?
Il Governo dice di «essere consapevole che un controllo sistematico di tutti i passaggi in frontiera non sia praticabile». Anche perché significherebbe fermare ogni singola auto o persona in transito, un po’ come era avvenuto durante la primissima fase della pandemia, quando però le frontiere erano chiuse. Tuttavia, secondo il Ticino, le nuove disposizioni, «per esplicare una certa efficacia», dovrebbero essere accompagnate da un aumento dei controlli «orientati al rischio». Inoltre, il Cantone ritiene che si debba sanzionare con una multa chi non rispetta le regole.

6. Gli altri Cantoni cosa ne pensano?
In sede di consultazione, diversi Cantoni si sono espressi per l’inasprimento delle condizioni per entrare in Svizzera. «Alla luce dell’esperienza fatta dopo le vacanze estive, quando una parte considerevole delle nuove infezioni poteva essere attribuita a viaggiatori che rientravano in Svizzera, una discussione su regole d’entrata più severe deve avvenire prima delle vacanze autunnali», ha sottolineato la Conferenza dei direttori cantonali della sanità.

7. Se uno svizzero si è vaccinato all’estero ha diritto al certificato COVID?
Dipende dal vaccino utilizzato. Il Consiglio di Stato ritiene che debbano essere riconosciuti solo i preparati approvati dall’Agenzia europea del farmaco (EMA). Al contrario, i vaccini che figurano sulla lista per l’uso di emergenza dell’OMS non dovrebbero essere riconosciuti in quanto la loro efficacia è ritenuta «quantomeno dubbia».

Fonte: Corriere del Ticino

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