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Avremmo potuto fermare la pandemia, dicono esperti indipendenti dell’Oms

Secondo gli esperti dell’Ipppr, i numerosi ritardi e la mancata comunicazione tra l’Oms, i governi e i cittadini hanno causato l’esplosione della pandemia nel febbraio 2020

Non abbiamo preso sul serio la pericolosa diffusione del coronavirus, a tal punto da non riuscire quindi a far ciò che era necessario per prepararsi rapidamente ad affrontare una pandemia. È questa la conclusione a cui sono giunti i 13 membri dell’Independent Panel for Pandemic Preparedness and Response (Ipppr), commissione di esperti indipendente creata lo scorso anno dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), nel nuovo rapporto intitolato Covid-19: Make it the Last Pandemic, il primo ad aver esaminato la risposta globale alla Covid-19.

Nel nuovo documento, che si è concentrato sulle misure per contenere il coronavirus adottate nelle primissime fasi della pandemia dalla Cina, dall’Oms e dai governi, viene sottolineato che l’Oms è stata troppo cauta nel comunicare i rischi di Covid-19 e che il mondo non è riuscito a prendere sul serio la minaccia pandemica, a prepararsi e a mettere in atto strategie in grado di rispondere alla rapida diffusione del coronavirus. “La combinazione di scelte strategiche sbagliate, negazionismo, e la mancanza di un sistema coordinato hanno creato un cocktail tossico che ha permesso alla pandemia di trasformarsi in una catastrofe, si legge nel rapporto.

Come raccontano gli esperti, infatti, i paesi facevano affidamento sull’Oms per mettersi al sicuro, ma non l’hanno dotato delle risorse per farlo. “Per molti anni, l’Oms ha ricevuto nuovi compiti senza autorità o risorse sufficienti per assumerli pienamente”, scrivono gli autori.  Il rapporto propone, quindi, di dare all’Oms più potere, indipendenza e risorse. Per esempio, viene proposta una revisione da cima a fondo del sistema di preparazione alla pandemia, inclusa la creazione di un nuovo consiglio sanitario globale simile al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e più risorse e potere per l’Organizzazione mondiale della sanità. “Le pandemie rappresentano potenziali minacce esistenziali per l’umanità e devono essere elevate al livello più alto”, scrivono gli autori.

Tuttavia, nel documento oltre a mettere sotto accusa i leader globali, gli autori prendono di mira anche alcune decisioni prese dall’organizzazione stessa: per esempio, un’emergenza sanitaria internazionale (Public Health Emergency of International Concern, Pheic) avrebbe dovuto probabilmente essere dichiarata fin da subito, ovvero dalla prima riunione del Comitato di emergenza dell’Oms, il 22 gennaio 2020, e non una settimana dopo, dopo un secondo incontro. L’Oms, inoltre, avrebbe anche potuto fare di più per mettere in guardia da una possibile trasmissione da essere umano a essere umano nella fase iniziale, anche se non era ancora stata dimostrata, raccomandare fin da subito l’uso delle mascherine adottando il principio di precauzione, e, allo stesso modo, dichiarare la pandemia molto prima (e non aspettare marzo 2020) affinché i governi prendessero più seriamente il pericolo del coronavirus.

“È una valutazione del fallimento nella risposta alla Covid-19 su tutti i piani, dall’Oms fino al livello nazionale”, commenta a Science Lawrence Gostin, direttore dell’O’Neill Institute for National and Global Health Law alla Georgetown University. Tuttavia, aggiunge l’esperto, il documento rimane vago su come realizzare i grandi cambiamenti che bisognerebbe di attuare e ha perso un’opportunità per denunciare il cattivo comportamento dei paesi, inclusa la gestione precoce dell’epidemia da parte della Cina. “La commissione indipendente ha avuto l’opportunità di identificare onestamente la colpa laddove si è verificata. E non l’ha fatto”, commenta Gostin.

Fonte: Wired.it

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