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L’immunità di gregge per il nuovo coronavirus è un miraggio?

Gli esperti sono divisi sul tema, e molto dipende da cosa si intende con immunità di gregge: eradicazione della malattia, o una circolazione abbastanza limitata da permettere il ritorno alla vita di ieri?

Qui da noi è difficile anche solo fare piani, con la campagna vaccinale che continua a cambiare con cadenza settimanale. Ma altrove le percentuali di immunizzati crescono esponenzialmente, e rendono sempre più attuale il dibattito sull’immunità di gregge. È un obbiettivo possibile? Quale percentuale di popolazione bisogna vaccinare per fermare la circolazione del virus? E se ci riuscissimo, cosa dovremmo fare perché duri nel tempo? Domande che per ora rimangono senza risposta, con gli esperti divisi tra i più ottimisti, che la ritengono un obbiettivo plausibile già nei prossimi mesi, e chi invece è scettico sulle reali possibilità di arginare la pandemia prima di qualche anno.

Al secondo gruppo appartengono sicuramente i ricercatori dell’Oms, che a gennaio hanno smorzato gli entusiasmi per l’inizio delle vaccinazioni dichiarando che non sarà possibile raggiungere qualcosa di simile all’immunità di gregge nel corso del 2021, almeno a livello globale. Questo principalmente per l’impossibilità di produrre abbastanza vaccini per l’intero pianeta in tempi rapidi. Mascherine e distanziamento potrebbero quindi continuare a farci compagnia ancora per molti mesi. Della stessa opinione anche gli esperti consultati lo scorso mese da Nature in un articolo che elenca i cinque motivi per cui l’immunità di gregge per Covid-19 potrebbe rivelarsi soltanto una chimera.

La lista comprende il fatto che i vaccini molto probabilmente non impediscono del tutto la trasmissione del virus, il fatto che le vaccinazioni non procedono in modo uniforme in tutti i paesi del mondo, il rischio rappresentato dalle varianti che potrebbero aggirare i vaccini, l’incognita legata al fatto che non sappiamo quanto duri l’immunità fornita dai vaccini, e il pericolo che i vaccini producano un cambiamento nelle abitudini della popolazione, e che il ritorno dei comportamenti a rischio dia nuovo slancio alla pandemia.

Altri esperti, come dicevamo, sono più ottimisti. Anche perché non è detto che gli effetti dell’immunità di gregge si vedranno solo quando la circolazione del virus sarà completamente scomparsa. “Non stiamo cercando di eradicare Covid-19, cerchiamo semplicemente di interrompere la trasmissione incontrollata del virus”, ha spiegato alla Cnbc Dale Fisher, esperto di malattie infettive della National University of Singapore. “In questo senso, l’immunità di gregge è un obbiettivo possibile”.

Anche se il virus rimarrà con noi, insomma, con un’alta percentuale di vaccinazioni tra le categorie a rischio potremmo già veder crollare ricoveri e decessi. Abbastanza per rendere Covid-19 una malattia gestibile senza più bisogno di misure restrittive draconiane come quelle a cui ci hanno abituato gli ultimi 12 mesi di pandemia. Le incognite rimangono parecchie, ed è probabile che nei prossimi anni torneremo a vedere rigurgiti pandemici a macchia di leopardo. Ma dove le coperture vaccinali rimarranno alte è probabile che Covid-19 non rappresenterà più un problema insormontabile. “L’immunità di gregge non è un fenomeno binario – aggiunge Fisher – molte persone pensano che o si ottiene o non si ottiene, ma esistono ovviamente molte aree grige nel mezzo”.

Un indizio incoraggiante, in questo senso, arriva da Israele, dove più del 50% della popolazione è già stato completamente immunizzato con il vaccino. Sommando ai vaccinati anche i pazienti che hanno già contratto (e sconfitto) Covid, la percentuale di popolazione immune raggiunge il 68%, e questo vuol dire che il paese è a un passo da quel 70% di persone immuni che viene spesso citato (a torto o ragione) come soglia per l’arrivo dell’immunità di gregge. Gli effetti delle vaccinazioni dovrebbero quindi essere già visibili, e in effetti, i dati disponibili puntano proprio in questa direzione. Da quando la nazione ha eliminato molte delle restrizioni introdotte per limitare la diffusione del virus i casi continuano infatti a calare costantemente. E non solo tra i vaccinati, ma anche nei ragazzi under 16, categoria esclusa dalla campagna vaccinale. Questo – ha spiegato alla Bbc Eyal Leshem, direttore del Sheba Medical Center di Tel Aviv – è un segnale inequivocabile che l’immunità di gregge ha iniziato a dare i frutti sperati.

Fonte: Wired.it

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