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Coronavirus, un aiuto da un farmaco contro l’asma?

Uno studio clinico inglese indica che la budesonide, corticosteroide utilizzato contro l’asma e altre patologie, potrebbe ridurre i tempi di ripresa dei pazienti con Covid-19 curati a casa. I risultati arrivano da una prima valutazione e la ricerca non è ancora peer reviewed

Un farmaco contro l’asma potrebbe essere d’aiuto anche per combattere Covid-19. Stiamo parlando della budesonide, un corticosteroide che riduce l’infiammazione, già impiegato nell’asma e in altre patologie, inclusa colite ulcerosa e morbo di Crohn. Oggi la budesonide per via inalatoria ha mostrato, nello studio clinico inglese Principle, di riuscire a ridurre i tempi di recupero dal coronavirus in un gruppo di pazienti trattati a casa e a rischio di sviluppare forme gravi di Covid-19. I risultati sono da confermare e per ora non c’è alcuna indicazione all’uso e alla somministrazione, anche se il farmaco è sicuro e già ampiamente usato e potrebbe in futuro fornire un’arma in più nella lotta al virus. Attualmente lo studio non è ancora peer reviwed ma è disponibile un’analisi ad interim (una valutazione precoce) in preprint su medRxiv.

Covid-19, come curarlo a casa e nella prima settimana

Da tempo si parla delle cure a casa nella prima settimana dell’infezione, per ridurre i rischi che la malattia possa progredire verso forme gravi. Attualmente non ci sono cure precoci mirate per i casi di Covid-19 e una circolare del ministero della Salute indica l’uso di paracetamolo e Fans. Nei primi giorni sono sconsigliate altre terapie, come corticosteroidi, antibiotici ed eparina, che devono essere valutati dopo le prime 72 ore dalla comparsa dei sintomi e nei casi indicati nel testo della circolare. Trovare nuove strategie terapeutiche per i casi precoci e per i pazienti a rischio o confermare quelle esistenti – fra cui i corticosteroidi, somministrati per ora in situazioni specifiche – è una strada importante oltre a quella essenziale della prevenzione con i vaccini.

Lo studio Principle

La ricerca ha coinvolto oltre 2600 pazienti risultati positivi al coronavirus, tutti con più di 65 anni oppure con più di 50 anni e altre patologie, dunque una fascia di popolazione in media più a rischio di sviluppare forme severe di Covid-19. Tutti i partecipanti avevano sintomi o malessere da meno di 14 giorni o al massimo 14. Le persone, che venivano curate nell’ambiente domestico, sono state divise in due gruppi, di cui uno riceveva il trattamento standard e l’altro le cure standard più una terapia con la budesonide via aerosol (800 microgrammi due volte al giorno).

La ripresa risulta più rapida

Il tempo di recupero a cui sono spariti i sintomi (autoriportato dai pazienti e valutato a distanza di 28 giorni) è più breve nel gruppo trattato con la budesonide, la riduzione di tempo è pari a circa 3 giorni. I dati indicano che il 32% dei partecipanti che hanno fatto l’aerosol con la budesonide si sono ripresi entro 14 giorni, contro il 22% del gruppo di controllo. La seconda valutazione riguardava il numero di pazienti che hanno avuto bisogno di essere ricoverati per un’evoluzione negativa dei sintomi di Covid-19. La percentuale di pazienti ricoverati dopo il trattamento con la budesonide è dell’8,5% mentre nel gruppo che ha ricevuto solo le cure standard è del 10,3%, tuttavia questi primi dati non sono sufficienti per indicare che la budesonide riduca i tassi di ricovero. Lo studio è randomizzato, ovvero i partecipanti sono stati assegnati ai due gruppi in maniera casuale, ma l’analisi ad interim non indica che sia in doppio cieco (ovvero sia il paziente sia il medico non conoscono chi ha ricevuto quale trattamento). Attendiamo la pubblicazione completa e peer reviewed per ulteriori dettagli e la conferma dei risultati, che sono comunque da approfondire.

Un trial fatto a casa

La difficoltà della sperimentazione riguarda anche il coinvolgimento di pazienti che devono essere curati a casa. “I ricercatori hanno superato rilevanti ostacoli logistici per organizzare un trial sul farmaco rigoroso a livello mondiale, svolto nelle case delle persone”, rimarca Fiona Watt, direttore esecutivo Medical Research Council, che nel Regno Unito coordina e finanzia la ricerca e che ha co-finanziato anche questo studio.“Ora siamo ripagati con il risultato del primo farmaco poco costoso e ampiamente disponibile che può abbreviare i tempi di recupero per i pazienti con Covid-19”.

Un altro studio sulla budesonide

Un altro studio dell’università di Oxford ancora non pubblicato e non peer reviewed (in preprint qui) ha affrontato lo stesso argomento: l’uso della budesonide per via inalatoria contro Covid-19. Nelle conclusioni si legge che una somministrazione precoce della budesonide via aerosol riduce la probabilità della necessità di cure mediche urgenti e il tempo di ripresa”. Anche in questo caso I dati, che riguardano per ora solo 146 pazienti, sono da approfondire. Sul britannico Science Media Centre Tim Higenbottam, preside della Facoltà di Medicina farmaceutica, si esprime affermando che lo studio è di qualità e molto anticipato: meraviglioso rilevare uno studio svolto nella comunità e con una terapia ben nota e utilizzata da milioni di pazienti asmatici che viene somministrata in media entro i primi tre giorni dalla comparsa dei sintomi. In questo caso, infatti, la somministrazione è molto precoce e definita: entro le 72 ore nelle quali le nostre raccomandazioni indicano di non usare corticosteroidi. Fra i limiti della ricerca c’è il fatto che non sia in doppio cieco, prosegue Higenbottam, elemento che potrebbe rappresentare in qualche modo un pregiudizio nella selezione dei pazienti.

Fonte: Wired.it

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