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Organizziamoci per la prossima estate: per viaggiare nell’era Covid c’è l’albergo diffuso

Nate come strumento per contrastare lo spopolamento dei borghi, oggi le strutture distanziate dell’albergo diffuso si rivelano soluzione per il turismo post-pandemia

Hermann Hesse sosteneva che per “scoprire il senso più profondo di un luogo, è necessario dormire in una casa di quel luogo, non in un hotel internazionale”. È proprio da questo concetto che sembra nato, ormai decenni fa, “l’albergo diffuso”, modello turistico che si sviluppa all’interno di borghi e cittadine, tra stradine e palazzi antichi, con alloggi dislocati in più edifici salvati dall’abbandono, a pochi passi dai centri storici. Una soluzione che garantisce privacy agli ospiti, ma soprattutto sicurezza e distanziamento sociale: nato come strumento per contrastare lo spopolamento dei piccoli centri, ora l’albergo diffuso potrebbe essere la formula perfetta per rilanciare il turismo nell’era Covid.

L’Italia, pioniera di questo modello di accoglienza dagli anni Novanta, conta attualmente circa 150 alberghi diffusi (qui il link per consultare la lista), promossi e sostenuti dall’associazione nazionale Alberghi Diffusi (ADI). L’ideatore del modello e presidente dell’ADI, Giancarlo Dall’Ara, li definisce esempi di ospitalità originale e di sviluppo turistico del territorio.

Un recente approfondimento della Cnn – intitolato How Italy accidentally invented the perfect Covid-era hotel – sottolinea che gli alberghi diffusi italiani, nati in tempi pre-pandemia, potrebbero ora rivelarsi un esempio da seguire per molti altri Paesi, alle prese con le criticità generate nel settore turistico dalla pandemia. Un riconoscimento internazionale e anche un segnale di incoraggiamento considerando che, secondo i dati della Banca d’Italia, il turismo in Italia rappresenta il 13% del Pil e che mai come oggi c’è bisogno di formule alternative per affrontare i tempi segnati dalla paura del contagio.

Il Covid-19, infatti, ha cambiato le priorità del viaggiatore. In questo contesto, gli alberghi diffusi si stanno rivelando una forma di turismo lungimirante: sorti in mezzo alla natura e in contesti ricchi di fascino dove non c’è rischio di ressa, dislocati in spazi ampi originariamente destinati a residenti e non a turisti, provvisti di tutti i comfort. Si tratta di strutture di tipo “orizzontale” che non devono ricorrere alla creazione di un unico edificio centralizzato, a differenza degli alberghi tradizionali che invece hanno una struttura di tipo “verticale”. Anche dopo l’arrivo di un vaccino ”è probabile che molti turisti preferiranno ancora alloggi che offrono la prospettiva del distanziamento sociale, ed è qui che gli alberghi diffusi entrano in gioco”, sottolinea la Cnn.

Tra le realtà citate dalla testata americana, c’è il Sextantio, albergo diffuso di Santo Stefano di Sessanio, in provincia dell’Aquila, realizzato dall’imprenditore Daniele Kihlgren oltre due decenni fa per recuperare e ripopolare un borgo medievale di una ventina di anime (oggi gli abitanti sono arrivati a 115, ndr), fortificato ed edificato tra le montagne d’Abruzzo a oltre 1250 metri di altitudine, all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

L’albergo diffuso di Santo Stefano di Sessanio conta ventotto camere, un’antica cantina, un ristorante, una sala riunioni e la reception sparsi in edifici adibiti un tempo a fienili, stalle, porcili, cantine e alloggi per agricoltori e pastori. Grazie al progetto le originarie case in pietra e legno sono state restaurate per diventare camere d’albergo, i sotterranei del villaggio sono oggi suite nuziali, il leggendario “covo di streghe” del villaggio ospita invece uno spazio meeting.

“Il nostro ‘albergo diffuso’ nasce come progetto culturale per riportare in vita un borgo abruzzese caduto in abbandono, anche grazie al coinvolgimento delle tradizioni locali legate alla produzione dei saponi naturali e alla filatura della lana, tornati oggi fiorenti come una volta”, racconta all’HuffPost Michele Centonze, direttore sales & marketing di Sextantio. “Nei mesi scorsi, prima della seconda ondata, siamo stati scelti da tanti ospiti che cercavano una soluzione in grado di garantire distanziamento sociale – aggiunge Centonze – da parte nostra abbiamo rispettato tutti i protocolli anti-Covid e intensificato le procedure di sanificazione”.

Il progetto Sextantio è presente anche in Basilicata, presso Le Grotte della Civita di Matera. Caratterizzato da grotte di tufo popolate dalla Preistoria fino ai primi anni Cinquanta, il territorio ha visto le tipiche abitazioni dei Sassi trasformarsi in 18 camere suite. L’albergo diffuso lucano, nato come progetto culturale di recupero, è stato inserito dal New York Times tra “le più straordinarie destinazioni al mondo”.

Molte altre realtà di accoglienza si basano sullo stesso modello. L’articolo della Cnn, per esempio, punta i riflettori su Portico di Romagna, in provincia di Forlì-Cesena, dove l’imprenditrice Marisa Ragi ha creato Al Vecchio Convento Albergo Diffuso. “L’Emilia è zona arancione, quindi ora siamo chiusi. Ma fino alle settimane scorse abbiamo lavorato molto”, ha detto Ragi alla Cnn.

La creatrice dell’albergo diffuso di Portico di Romagna ha proseguito: “Sono rimasta felicemente sorpresa perché, tipicamente, il 90% della nostra clientela è straniera. Da metà luglio quando l’Italia ha riaperto fino alla chiusura, sono venuti a trovarci tanti italiani… Abbiamo lavorato più negli ultimi mesi che negli ultimi vent’anni”. Per amore del territorio, oltre ad aver puntato sull’ospitalità diffusa, Marisa Ragi ha donato alla cittadina una piccola biblioteca che, aperta dalla prima mattinata fino a tarda ora, conta ormai 10mila titoli.

Distanziamento sociale, divieto di assembramenti, limitazioni allo spostamento: se si pensa a una vacanza che rispetti queste tre condizioni, l’ospitalità diffusa può essere la risposta alle aspettative. Non resta che organizzarsi per la prossima estate.

Fonte: Huffington Post

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