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Quanto sta costando la crisi Covid-19 al mondo dello spettacolo

La spesa totale del pubblico per gli spettacoli fra gennaio e giugno 2020 è calata del 66,9% rispetto all’anno prima. Il comparto che soffre di più è quello dei concerti

Dagli Avengers all’Immortale, dai Metallica in concerto al tour teatrale di Panariello, Conti e Pieraccioni: è l’album di una stagione di spettacoli che, dopo due lockdown per l’emergenza sanitaria, sembra ormai un lontano ricordo. “Nel primo semestre 2020 gli ingressi si sono ridotti di due terzi e la spesa del pubblico di tre quarti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tuttavia, i dati del periodo pre-Covid ci confortano e ci danno fiducia”, spiega Giulio Rapetti Mogol, presidente Siae. L’emergenza coronavirus è piombata sul 2020 dopo un 2019 positivo e i numeri registrati nel primo semestre sono pesanti.

La spesa totale del pubblico per gli spettacoli fra gennaio e giugno 2020 è stata di 654,1 milioni di euro (-66,9%), al botteghino di 418,1 milioni (-61,62%). Cifre che nei primi sei mesi 2019 erano rispettivamente di 2,4 e 1,2 miliardi. Il settore dei concerti è quello che ha subito la maggior contrazione, con un calo nei due indici di circa l’86,5%.

Il cinema riesce a contenere le perdite al -56% e -52,5%, meglio di altri settori, pur avendo cancellato oltre un milione di eventi (su 1,4 milioni mancati in totale) e perso il maggior numero di ingressi: 27,2 milioni. Il teatro si attesta al -61% circa di spesa del pubblico, mentre lo sport perde 514,7 milioni di euro, la maggiore cifra in valori assoluti (-76.2% spesa totale e -65,7% botteghino).

Non per niente, con 2,3 miliardi di euro il calcio vanta il maggiore volume d’affari nel 2019, vale l’81% di tutto lo sport, settore seguito a larga distanza dal cinema (793 milioni), ballo (723 milioni) e concerti di musica leggera (468 milioni).

Peraltro, l’offerta generale era cresciuta con oltre 47mila spettacoli in più (+1,10%) nel 2019 ed era stata accompagnata da una maggiore presenza di spettatori (+5,82%) con un aumento di 13,5 milioni di biglietti e abbonamenti, seconda miglior performance degli ultimi cinque anni con 246,3 milioni di ingressi. In totale nei dodici mesi la spesa al botteghino aveva sfiorato i 2,8 miliardi di euro (+5,49%), cifra che si avvicina ai 5 miliardi (+2,91%) se si aggiungono i servizi accessori.

“Purtroppo tutti stiamo vivendo da mesi in un clima di angoscia e preoccupazione, e il settore dello spettacolo, che ha subito ingenti perdite e gravissime ricadute sui livelli occupazionali, è stato tra i primi a chiudere – ricorda Mogol -. Tuttavia, i dati pre-Covid testimoniano come il pubblico ritenga parte integrante della propria cultura e delle proprie capacità emozionali la partecipazione agli eventi di spettacolo. Partendo da questo presupposto dovremo proseguire nel nostro impegno, anche inventando nuove forme di partecipazione”.

Lo scorso anno soltanto un film italiano, Il primo Natale, è riuscito a posizionarsi tra i primi dieci della classifica generale per spesa al botteghino. Pinocchio non è rientrato per poche migliaia di euro. Il film campione d’incassi del 2019 è stato Il Re Leone, mentre lo spettacolo in vetta alla top ten per il teatro è stato Notre Dame de Paris. Per i concerti di musica leggera, in testa alla classifica si posiziona Ed Sheeran con la data del 16 giugno a Roma per la spesa al botteghino mentre Jovanotti guida la top ten degli ingressi con l’esibizione del 21 settembre a Linate. Per la lirica è al primo posto l’Aida di Giuseppe Verdi con 16 rappresentazioni all’Arena di Verona. Tra i libri, La misura del tempo di Gianrico Carofiglio è il volume più stampato nel 2019.

L’unico segnale in netto contrasto con la tendenza 2019 proviene dal mondo delle mostre, che nonostante un aumento di spettacoli (+2,4%), registra -7,4% di ingressi, -31,4% presenze e -35% nel volume d’affari, trascinata verso il basso da pesanti dimunuizioni della spesa del pubblico -33,1% più che del botteghino (-4,8%).

Fonte: Wired.it

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