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Coronavirus, domande e risposte su cibo, oggetti e superfici contaminate. La prima parte delle Faq del BfR

Ora che, dopo un’estate relativamente tranquilla, il coronavirus è tornato prepotentemente al centro delle nostre vite con una nuova ondata di contagi. Per questo è importante ricordare quali sono le buone norme di comportamento per ridurre il rischio di infezione, anche su temi come la gestione della spesa settimanale, gli alimenti e la pulizia di casa. A questo proposito, possono essere utili le frequently asked question (domande frequenti), e le risposte che l’Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio (BfR) propone ai lettori.

Come si trasmette il virus?
La via di trasmissione più importante di Sars-CoV-2 è rappresentata delle cosiddette “droplets”, secondo un sistema per cui i virus vengono rilasciati nell’aria da persone infette tramite goccioline, ad esempio quando si starnutisce o si tossisce. In alcune situazioni particolari, sembra possibile anche la trasmissione via aerosol (nuclei di goccioline, inferiori a cinque micrometri), emesso quando si parla. Inoltre, non è possibile escludere la trasmissione tramite contatto. In questi casi, i patogeni presenti sulle mani entrano nelle membrane mucose del naso o degli occhi, per poi causare l’infezione. La distribuzione dei recettori del virus nel corpo umano tuttavia suggerisce che la trasmissione avviene principalmente attraverso le vie respiratorie. Si presume quindi che il coronavirus utilizzi principalmente il naso come porta di ingresso.

Si può essere infettati tramite cibo o oggetti?
Al momento non sono stati segnalati casi in grado di dimostrare che le persone siano infettate dal coronavirus attraverso il consumo di cibo contaminato. Inoltre non ci sono prove affidabili della trasmissione del virus tramite il contatto con oggetti o superfici contaminati. Tuttavia, non è possibile escludere in assoluto questa possibilità.

Il coronavirus può essere trasmesso toccando superfici, denaro, Pos, maniglie, cellulari, carrelli della spesa, imballaggi o borse?
Il BfR e le autorità sanitarie tedesche non sono a conoscenza dell’esistenza infezioni da Sars-CoV-2 attraverso queste vie di trasmissione. I coronavirus possono generalmente contaminare le superfici quando una persona infetta starnutisce o tossisce direttamente sugli oggetti, che, in questo, modo risultano infettivi per un po’ di tempo. Può essere possibile, occasionalmente, che il virus infetti un’altra persona se poco dopo aver toccato superfici contaminate le mani entrano a contatto con le mucose del naso o degli occhi. Per ridurre il rischio di trasmissione attraverso superfici, è importante rispettare le regole generali dell’igiene quotidiana, come lavarsi le mani regolarmente e tenerle lontane dal viso.

Le merci importate da aree dove il virus è molto diffuso possono essere fonte di infezione?
A causa dei metodi di trasmissione registrati finora e della stabilità ambientale relativamente bassa dei coronavirus, è improbabile che merci importate come beni di consumo e giocattoli, strumenti, computer, vestiti o scarpe possano essere fonti di infezione, secondo lo stato attuale delle conoscenze. Gli alimenti refrigerati o congelati importati preparati in condizioni antigieniche nelle regioni colpite da Sars-CoV-2 potrebbero contenere il virus. Tuttavia, la trasmissione attraverso il cibo non è stata ancora determinata. Le regole generali di igiene per la preparazione degli alimenti dovrebbero essere generalmente rispettate.

Come possiamo proteggerci  dal virus magari presente nel cibo?
Sebbene sia improbabile che il virus venga trasmesso tramite alimenti contaminati o prodotti importati, le regole generali come lavare regolarmente le mani e il rispetto delle norme igieniche per la preparazione del cibo devono comunque essere osservate durante la manipolazione. I coronavirus non possono moltiplicarsi negli alimenti poiché hanno bisogno di un animale vivente o di un ospite umano per farlo. Poiché i virus sono sensibili al calore, il rischio di infezione può essere ulteriormente ridotto riscaldando il cibo.

Fonte: ilfattoalimentare.it

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