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Se il virus ci toglie il sonno

Quarantena e lockdown possono stravolgere i ritmi del riposo e portare ad ansia e insonnia – Mauro Manconi del Centro del sonno dell’EOC: «È cruciale darsi delle regole, come svegliarsi alla stessa ora, fare attività fisica al mattino e cercare di essere bene esposti alla luce diurna»

«Dormire è distrarsi dal mondo». A sostenerlo, nella raccolta di racconti intitolata «Finzioni», era Jorge Luis Borges. E come dare torto al celebre scrittore argentino. A maggior ragione di questi tempi, la cui aspra realtà incute apprensione. Paura, anche. Ecco dunque che il sonno, nelle sue sfaccettature fisiche e psichiche, oggi potrebbe assumere un ruolo ancor più centrale. Per rilassarsi, ma altresì per estraniarsi. Attenzione però: nello stravolgere le nostre vite, ora isolate entro le mura domestiche, il coronavirus incrina pure le abitudini legate al riposo. Sì, perché sganciati dalla quotidianità fatta di sveglie puntate all’alba, traffico da evitare recandosi in ufficio o a scuola e treni da non mancare alla stazione, la tentazione di dormire «diversamente» è sicuramente venuta a molti: grandi e piccoli. E questo non è per forza un bene.

«L’effetto del Covid-19 sui disturbi del sonno inizia, timidamente, a essere affrontato a livello scientifico» rileva Mauro Manconi, responsabile del Centro del sonno del Neurocentro dell’EOC. «Vi sono due punti essenziali. Da un lato va verificato se, in termini infettivi, il virus vada a coinvolgere anche il sistema nervoso delle persone contagiate. Dall’altro, anche se le conosciamo ancora poco, vi sono le ripercussioni che la quarantena e il cosiddetto «lockdown» hanno probabilmente sulla quasi totalità della popolazione».

Il cervello allunga la giornata

L’osservata speciale è la qualità del sonno. «Innanzitutto – spiega Manconi – l’isolamento a casa, con la riduzione o la cessazione della propria professione, porta a un turbamento del normale ciclo sonno-veglia. In che misura? Banalmente la gente tende a modificare i propri ritmi durante la giornata, tra i quali pure quello legato al riposo». E questi comportamenti, indica il nostro interlocutore, potrebbero comportare un disturbo del citato ciclo sonno-veglia e con esso anche un’insonnia. Nel primo caso parliamo di soggetti che nell’arco delle 24 ore riescono ad avere una quantità e una qualità soddisfacente di sonno; la collocazione di questo sonno tuttavia non è quella canonica. Un po’ come quando si subisce il jet lag». Basandosi su esperimenti già fatti in questo campo – nel dettaglio l’isolamento di persone nelle grotte per periodi prolungati – il professor Manconi quindi precisa: «In queste condizioni spesso si assiste a un allungamento della propria giornata. Le ore percepite dal cervello sono 24 e mezzo o 25. E il rischio è che lo stesso avvenga ora per chi è costretto a casa». Manconi ne illustra i motivi: «Venendo meno tutta una serie di elementi esterni, come l’esposizione alla luce, l’incontro di persone o l’attività fisica, i ritmi tradizionali possono essere sfasati e condurre a dormire durante il giorno. E a risentirne è l’igiene del sonno». Di qui alcuni consigli pratici, per evitare in un certo senso di perdere la misura. «È suggeribile darsi delle regole: svegliarsi allo stesso orario di prima o poco più tardi, mantenere un’alimentazione regolare, fare sport per quanto possibile nella prima parte della giornata, e soprattutto essere bene esposti alla luce diurna. Non va inoltre prolungato il tempo di letto – che non è quello del sonno -, mantenendolo sotto le 8-9 ore». Un nemico, indica Manconi, potrebbe inoltre essere rappresentato da tutte quelle attività sedentarie legata ai dispositivi elettronici: «Telefonino, tablet, tv, computer e videogame in eccesso, in particolare nelle due ore precedenti l’andare a letto, possono contribuire fortemente ad alterare i ritmi».

Ma il calo dello stress potrebbe avere effetti positivi sui disturbi cardiovascolari: ne stiamo discutendo

«Non tenetevi tutto dentro»

Il discorso legato all’insonnia è più articolato. Se vogliamo anche maggiormente critico. «Oltre che dagli elementi sopra citati, l’insonnia – sottolinea Manconi – può derivare dall’ansia». Già: l’attuale stasi delle nostre vite, il futuro indecifrabile o più prosaicamente la paura di essere contagiati, spinge a interrogarsi. Ancora e ancora. E, sovente, proprio mentre la testa è appoggiata al cuscino. «In medicina la definiamo insonnia secondaria. E più che nel mantenimento del sonno, tale disturbo è riconoscibile poiché prevalentemente rende più difficoltoso addormentarsi. A queste persone consigliamo di esprimere le proprie ansie attraverso i rapporti sociali, sfruttando anche il web o procedendo a consulti telefonici con degli specialisti».

Manconi solleva quindi un problema in prospettiva: «Se questa situazione si dovesse prolungare, ci si dovrà interrogare anche circa a potenziali disturbi dell’umore durante la giornata. Compresa la depressione, che a differenza dell’ansia incide piuttosto sul mantenimento del sonno rispetto alla difficoltà di iniziarlo».

Infarti e ictus in calo: perché?

In media circa il 10-20% della popolazione adulta, specie quella femminile, soffre d’insonnia. Pure in Ticino. «E per questi pazienti, che di norma vediamo regolarmente e che sottoponiamo a terapie continuative, l’assenza di visite può comportare un peggioramento» evidenzia Manconi toccando un altro punto sensibile. Al proposito, il responsabile della Medicina del sonno del Neurocentro rileva tuttavia un dato interessante. «Nelle ultime settimane abbiamo notato un calo di arrivi al pronto soccorso, anche di casi che non ci saremmo aspettati. Penso in particolare a ictus e infarti cardiaci. Una possibilità, non accertata ma ora al centro delle nostre valutazioni, è che lo stop forzato delle attività – una sorta di stacco dal lavoro per molte persone – abbia portato a un calo globale e immediato dello stress. Ci stiamo chiedendo se il venire meno dei pressanti ritmi professionali abbia influito positivamente su certi tipi d’insonnia e sul piano cardiovascolare».

«Bambini, va bene dormire mezz’ora in più»

A soffrire della situazione attuale, e quindi dell’isolamento, non sono solo gli adulti ma pure i bambini. «Che devono essere rassicurati» rileva Mauro Manconi, secondo cui vi sono però anche elementi positivi per il sonno. «A nostro avviso bimbi e adolescenti vanno troppo presto a scuola. Questa situazione potrebbe servire per far recuperare loro qualche ora di sonno. Il recupero, però, deve essere proporzionale. L’orario d’addormentamento serale a cui si è abituati va mantenuto. Al mattino si può invece posticipare la sveglia di 30 minuti. Guai a eccedere, andando a sfasare i normali ritmi e a far sì che alla sera i ragazzi si sentano stanchi troppo tardi». Anche i più giovani devono dosare l’utilizzo di smartphone e affini. «Soprattutto ora, con la scuola a distanza, l’esposizione a questi dispositivi è alta. Consiglio di rinunciarvi nel dopo cena e, in caso di lacrimazione o prurito e stanchezza oculare, d’indossare occhiali filtranti la luce blu».

Fonte: Corriere del Ticino

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